Quando andare in pensione, come e quando lasciare il lavoro

Che si ami o si odi il proprio lavoro, si arriva ad un certo punto della propria vita in cui il desiderio di lasciare il proprio ufficio o le proprie mansioni e dedicarsi solo a se stessi e alla propria famiglia diventa impellente, e non si desidera altro che godersi la propria meritata pensione.

Purtroppo, con l’aumento dell’età media e l’allungamento dell’aspettativa di vita, sono cambiati anche i requisiti e l’età minima in cui poter richiedere al proprio datore di lavoro di andare in pensione: il Dl 78/2010 convertito con legge 122/2010 ha infatti previsto, dal 2013, il progressivo innalzamento dei requisiti per l’accesso alla pensione (di vecchiaia ed anticipata) che consentirà di sterilizzare gli effetti dell’allungamento della vita media della popolazione.

quando andare in pensione

Gli adeguamenti interessano in linea generale tutte le prestazioni erogate dalla previdenza pubblica obbligatoria (AGO, Gestione Separata, Fondi esclusivi e sostitutivi amministrati dall’Inps) per le quali la legge richiede il perfezionamento di un requisito anagrafico o contributivo per conseguire la prestazione. Si pensi, in particolare, alla pensione di vecchiaia, alla pensione anticipata, all’opzione donna, ai lavoratori derogati dalla Legge Fornero, al comparto difesa e sicurezza, ma anche all’assegno sociale.

Il primo adeguamento si è verificato nel 2013 ed è stato pari a 3 mesi, mentre il secondo adeguamento ha avuto luogo nel 2016 ed è stato pari a 4 mesi. Il prossimo adeguamento avverrà il 1° gennaio 2019. Una modifica che farebbe schizzare a 67 anni l’età per il collocamento a riposo dagli attuali 66 anni e 7 mesi.

Evitando di fasciarci la testa già da ora, ed attendendo magari qualche buona notizia prima dell’adeguamento del 2019, i requisiti per questo 2017 in corso fanno riferimento all’ultimo adeguamento e sono chiaramente illustrati anche sul sito ufficiale dell’Inps.

I requisiti generali restano quelli previsti dalla Riforma Fornero, ma c’è qualche novità rispetto all’anno precedente.

Per dire addio al lavoro, i requisiti anagrafici per il conseguimento della pensione di vecchiaia sono i seguenti:

  • 66 anni e 7 mesi per lavoratori dipendenti del privato,
  • 66 anni e 7 mesi per lavoratori autonomi,
  • 66 anni e 7 mesi per lavoratrici del pubblico impiego,
  • 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome,
  • 65 anni e 7  mesi per lavoratrici del privato.

I lavoratori che, a partire dal 1.1.2011, perfezionano i requisiti anagrafici previsti possono accedere alla pensione di anzianità con un “differimento” di:

  • 12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti se la pensione viene liquidata a carico del Fondo Lavoratori Dipendenti e dei fondi pensioni sostitutivi ed integrativi dell’Assicurazione Generale Obbligatoria;
  • 18 mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti se la prestazione viene liquidata in una delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi (coltivatori diretti, coloni e mezzadri, artigiani e commercianti).

Con le novità introdotte dalla Legge di Stabilità 2017, avranno diritto di accedere alla pensione anticipata:

  • Gli uominicon 42 anni e 10 mesi di contributi
  • Le donnecon 41 anni e 10 mesi di contributi

La novità principale in arrivo da maggio sarà l’APE che nelle sue varie forme (volontario, sociale, aziendale) erogherà un reddito di accompagnamento alla pensione di vecchiaia in favore di coloro che abbiano almeno 63 anni di età e che soddisfano particolari condizioni.

Attenzione però: l’APE non sarà tecnicamente una pensione e quindi non avrà le caratteristiche proprie dei trattamenti previdenziali. In particolare sull’importo della prestazione non sarà attribuita la perequazione automatica, i trattamenti di famiglia (ANF), non si potranno effettuare trattenute per il pagamento di oneri e la prestazione non sarà reversibile ai superstiti ma, in caso di decesso del beneficiario dell’APE, ai superstiti verrà liquidata la pensione indiretta.

All’APE volontaria potranno accedere tutti coloro che abbiano maturato 20 anni di contributi e abbiano compiuto 63 anni d’età (contro i 66 anni e 7 mesi necessari ex l. 92/2012), ottenendo un anticipo pensionistico il cui costo sarà rateizzabile in 20 anni.

All’APE aziendale potranno accedere i lavoratori dipendenti “in esubero” a seguito di crisi o ristrutturazioni aziendali che offrano la propria uscita dall’organico aziendale, mentre all’APE sociale potranno accedere solo le categorie tassativamente individuate:

  • Disoccupati con almeno 30 anni di contributi, chenon percepiscano ammortizzatori sociali (da almeno 3 mesi) e il cui rapporto di lavoro sia cessato per licenziamento collettivo, per giusta causa o tramite risoluzione consensuale nell’ambito di una procedura di conciliazione;
  • Lavoratori con almeno 30 anni di contributi, invalidi almeno al 74%;
  • Lavoratori con almeno 30 anni di contributi che abbiano accudito per almeno 6 mesi un familiare disabile grave convivente(coniuge o parente di 1°grado).
  • Lavoratori con almeno 36 anni di contributiche per almeno 6 anni di vita lavorativa abbiano svolto attività gravose elencate nellgs. 67/2011.

Sempre dal 1 maggio 2017, inoltre, ci sarà la riduzione del requisito contributivo a 41 anni per i lavoratori precoci che hanno svolto almeno dodici mesi di lavoro prima del compimento dei diciannove anni d’età.

Anche gli addetti alle mansioni usuranti potranno uscire con requisiti ridotti. Nello specifico dal 2017 l’uscita può essere agguantata con 61 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi ed il contestuale perfezionamento del quorum 97,6  senza più necessità di attendere ulteriori 12 o 18 mesi per l’apertura della finestra mobile.

Quest’anno inoltre l’Opzione Donna è stata allargata alle lavoratrici nate dell’ultimo trimestre dell’anno: il requisito diventa di 57 anni di età per le dipendenti, 58 per le autonome, entro il 31 dicembre. Ci vogliono 35 anni di contributi, mentre la pensione è liquidata interamente con il contributivo.

La Legge di Bilancio 2017 ha portato novità legate anche al cumulo dei contributi introdotto dalla legge 228/2012. Rispetto alla norma originaria il cumulo rappresenta una nuova soluzione di consolidamento di anzianità contributive frammentate non solo presso le diverse gestioni Inps (ex Inpdap, ex Ipost, gestione separata) ma anche presso le forme pensionistiche obbligatorie dei lavoratori autonomi.

In sostanza, i richiedenti possono ottenere un trattamento pensionistico unitario comprensivo della contribuzione accantonata nelle diverse gestioni o fondi, che parteciperanno pro quota alla definizione della pensione. Con questa nuova opportunità sarà quindi possibile accedere sempre in modo gratuito anche alla pensione anticipata, utilizzando allo stesso modo eventuali contributi accantonati presso le Casse dei liberi professionisti iscritti agli Albi.

Ricordiamo infine che nel 2017 si potrà presentare domanda di pensione anticipata entro la fine del mese di giugno. L’Inps, dopo il monitoraggio delle domande presentate, invierà una comunicazione al lavoratore nella quale indicherà l’accettazione della domanda e la prima decorrenza utile del beneficio.

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