Dimissioni per giusta causa, un diritto preciso per il lavoratore

Le Dimissioni per giusta causa, sono un diritto preciso per il lavoratore. Se fino a poco tempo fa, e per molti anni, eravamo abituati a sentir parlare di licenziamento per giusta causa, il legislatore si è accorto recentemente, e fortunatamente, che ci possono essere pure le dimissioni per giusta causa e che, grazie a queste, alcuni diritti possono essere rivendicati dal prestatore di lavoro.

Dimissioni per giusta causa: cosa dice la legge

dimissioni per giusta causa

Il lavoratore può recedere dal contratto di lavoro, se ricorrono alcuni specifici motivi, riconducibili, per l’appunto, a una giusta causa. In caso di questo tipo di dimissioni, il lavoratore ha diritto all’indennità di disoccupazione, altrimenti detta Aspi. Fra le cause ci sono:

  • Dimissioni per mancato pagamento degli stipendi
  • Mancato versamento dei contributi Inps, Inail
  • Richiesta di comportamenti illeciti da parte del datore di lavoro
  • Molestie sessuali sul posto di lavoro
  • Peggioramento delle mansioni lavorative
  • Mobbing, vale a dire il crollo psico-fisico del lavoratore per comportamenti vessatori del datore di lavoro
  • Importanti variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione dell’azienda
  • Trasferimento presso altra sede senza valido motivo

In questi casi al dipendente spettano l’indennità sostitutiva del preavviso, rapportata al periodo previsto dalla contrattazione collettiva. Spetta inoltre l’indennità di Naspi, di disoccupazione. Questa va richiesta entro 68 giorni dal momento della cessazione del rapporto di lavoro. La richiesta va fatta per via telematica all’Inps, previa verifica delle condizioni per richiederla. Tale verifica va fatta possibilmente tramite Caf o tramite un avvocato del lavoro.

Le dimissioni per giusta causa hanno bisogno comunque di una speciale procedura di convalida e devono essere formulate con certi criteri previsti dalla legge. Con la riforma del mercato del lavoro, a partire dal 18 luglio 2012, i lavoratori che vogliono dimettersi anche per giusta causa, devono far convalidare le dimissioni in base all’art. 4 della legge 92/2012.

In questa modo si individua nella maniera più esatta possibile la data delle dimissioni e si certifica l’effettiva volontà del lavoratore di recedere dal contratto di lavoro. Il lavoratore deve compilare un apposito modello scaricabile online, che sarà redatto da un soggetto chiamato intermediario, individuato dalla circolare n. 18 del 18/7/2012, emanata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Possono utilizzare questo modello i lavoratori dipendenti, i collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.) e a progetto, i collaboratori occasionali, i soci di cooperative e associazione in partecipazione.

Gli intermediari sono le direzioni provinciali e regionali del lavoro, i centri per l’impiego (ex uffici di collocamento), i Comuni, i Caf e i Patronati, le Organizzazioni Sindacali. Gli intermediari hanno il compito di convalidare le dimissioni per giusta causa. A quel punto il documento deve essere consegnato ufficialmente al datore di lavoro entro 15 giorni dal momento in cui viene rilasciato.

Dimissioni per giusta causa: le condizioni

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Se ne ricorrono le condizioni, va quindi va presentata all’Inps la domanda per l’indennità di disoccupazione, che va fatta per via telematica. Certe procedure è bene portarle comunque a termine sempre con l’assistenza di persone e organizzazioni esperte in tema di diritto del lavoro. Si tratta di passaggi comunque delicati, e se non abbiamo la competenza necessaria per portarli avanti, è indispensabile rivolgerci a organismi come i Caf.

Purtroppo le normative cambiano da un mese all’altro e con una velocità impressionante. Internet non basta a essere costantemente informati, e comunque talune normative hanno bisogno di essere affrontate, e a volte correttamente interpretate, da chi ne sa molto di più di noi. Perciò, se intendiamo avvalerci del diritto di dimissioni per giusta causa, è sufficiente basarci su articoli come questo per avere un’infarinatura di fondo, ma il passo successivo è di rapportarci agli organismi deputati o consigliati per affrontare certe questioni, oltre che da un punto di vista sostanziale, anche da un punto di vista burocratico.

Le norme di legge, le circolari, le sentenze sono pane quotidiano per chi naviga quotidianamente in queste materie.

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