Il frutto del Drago perchè fa bene

Il frutto del drago, che cos’è, da dove viene e perché fa bene alla salute?

Siamo dei salutisti a tutto tondo, per cui ci piace mangiare sano, vivere in posti possibilmente non inquinati, fare sport, cercare di regolare la nostra vita sui ritmi biologici suoi propri, senza eccessive forzature e tenendo conto che se facciamo una vita sana da giovani, da anziani staremo sicuramente meglio. Con l’augurio di campare cent’anni e anche di più, ovviamente.

In Italia abbiamo alcune fortune che non si trovano con facilità in altri Paesi. Anzitutto la particolare ubicazione geografica che, oltre a trovarsi in una zona temperata dal punto di vista della latitudine, risente molto dell’influsso benefico di un mare come il Mediterraneo. Da queste parti le temperature difficilmente registrano nel corso dell’anno picchi molto significativi in basso e in alto. Insomma, questo clima favorevole ce lo invidiano un po’ tutti.

Poi c’è l’alimentazione, anch’essa oggetto di invidia. Le nostre terre sono così fertili e feconde che consentono di coltivare ortaggi, verdure e prodotti ortofrutticoli in generale, in abbondanza. Di frutta ne abbiamo tantissima e fa parte integrante della nostra dieta quotidiana. Abbiamo la possibilità di avere tantissima frutta fresca, di stagione, anche se spesso e volentieri facciamo ricorso alla frutta secca.

La quale ultima, comunque, pare che non faccia male come si credeva una volta. Basta semplicemente non esagerare con le mandorle e le arachidi; e il gioco è fatto. D’altro canto noi italiani siamo anche un po’ malati di esotismo, di esterofilia, anche per quel che riguarda un certo tipo di alimentazione. Pensiamo alla frutta. Se un frutto è esotico, pare che per principio comunque possa andare bene. Come facilmente intuibile, comunque, esistono frutti esotici che sono carichi di vitamine importanti per il nostro corpo, nonché altre sostanze benefiche; ed esistono frutti esotici che non fanno bene alla salute o che, nel migliore dei casi, non fanno né caldo né freddo.

Il frutto del Drago perchè fa bene

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Siccome andiamo per mode, e non solo qui in Italia, andiamo a vederne una che pare negli ultimi anni stia andando alla grande: la Pitahaya o Pitaya, per esempio, altrimenti detta il frutto del drago. Un nome più esotico di così non ci potrebbe essere, e forse anche questo contribuisce non poco ad amplificare la moda. Questa pianta appartiene alla famiglia delle Cactacee (piante grasse), ed è originaria delle foreste tropicali.

La pianta, utilizzando come sostegni gli alberi, riesce a crescere addirittura fino a dieci metri di altezza. Si trova soprattutto in America Centrale e nella parte settentrionale dell’America del Sud, vale a dire in zone eminentemente tropicali. Tuttavia la si può trovare con una certa frequenza anche nel sud-est asiatico, in Cina, in Israele, in Australia. Il gusto del frutto assomiglia un po’ a quello della pera e un po’ a quello del kiwi.

La forma del frutto è grossolanamente ovale; il frutto stesso ha un peso variabile fra i 150 e i 600 grammi. La polpa ha una consistenza cremosa e il profumo è delicato. All’interno vi sono moltissimi semi commestibili. Il frutto del drago contiene importanti quantitativi di vitamina A, vitamina C e vitamine del gruppo B. A causa della presenza di queste vitamine, il frutto del drago è utile per la funzione intestinale, previene altresì i disturbi di origine batterica e virale, rafforzando il sistema immunitario.

Ha pure importanti proprietà diuretiche, contrastando la ritenzione idrica a causa della presenza del betacarotene, un importante antiossidante. Fra le altre proprietà c’è anche quella di contrasto alle malattie cardiache e alla produzione di radicali liberi.

Il frutto viene consumato con un cucchiaio o cucchiaino dopo essere stato tagliato a metà, magari condito con zucchero e limone per renderlo più appetitoso. Dimenticavamo. Dicono sia pure un buon alleato della dieta, poiché 100 grammi contengono solo 36 chilocalorie. D’altro canto il contenuto di colesterolo è basso, così come la quantità di grassi monoinsaturi.

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