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I bioshopper si possono portare da casa: il verdetto del Consiglio di Stato

I bioshopper si possono portare da casa, ovvero i compostabili, sacchetti biodegradabili utilizzati per frutta, pane, verdura e pesce, si possono da portare da casa senza doverli per forza acquistare nel negozio dove si fa la spesa: lo ha deciso il Consiglio di Stato.

Il verdetto del Consiglio di Stato ha messo la parola fine alla polemica che aveva diviso le associazioni ambientaliste e quelle dei consumatori. Per chiarezza facciamo un passo indietro. Dal 1°gennaio 2018 il cosiddetto “Decreto mezzogiorno”, aveva introdotto l’obbligo di utilizzare ”bioshopper” come imballaggio primario per frutta, verdura, prodotti di gastronomia, pescheria, macelleria e panetteria.

Il provvedimento si è reso necessario per eliminare le buste tradizionali in plastica e sostituirle con quelle biodegradabili e compostabili e uniformarsi così allo standard internazionale UNI EN 13432. L’obbligo di utilizzare i bioshopper si estende dalla grande distribuzione ai piccoli negozi e per gli inadempienti sono previste multe salate che vanno da 2.500 a un massimo di 25mila euro.

Una scelta ambientalista, sicuramente, ma anche “costosa”: ogni esercente, infatti, ha venduto le singole buste a un prezzo compreso fra gli 1 e i 5 centesimi.

Legambiente riferendosi ai dati pubblicati dall’EPA o USEPA (la prestigiosa United States Environmental Protection Agency, in italiano Agenzia per la protezione dell’ambiente, che si occupa di protezione ambientale e della salute umana), aveva ricordato che in Europa, si consumano l’anno 100 miliardi di sacchetti. E dove finisce la maggior parte di questi? In mare e sulle coste. Un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto toni drammatici. Non a caso la messa al bando delle buste di plastica non compostabili ora attiva anche in Italia, lo è già da qualche tempo in Francia e Marocco, mentre altri Paesi, come Malta, Croazia, Israele e alcune zone della Grecia, della Turchia e della Spagna, hanno introdotto delle tasse fisse.

Così se le associazioni ambientaliste hanno salutato con entusiasmo il provvedimento (la salute del Pianeta e la tutela del nostro mare valgono pure qualche spicciolo), per la Codacons era una vera e propria una stangata che su base annua avrebbe pesato dai 20 ai 50 euro a famiglia. Una “tassa occulta”, così è stato definito il costo delle buste biodegradabili, tanto più che per ragioni di igiene c’era anche il divieto assoluto di portarsi i sacchetti da casa.

I bioshopper si possono portare da casa

I bioshopper si possono portare da casa

Sulla questione è intervenuto il Ministero della Salute che ha chiesto il parere al Consiglio di Stato che ha tagliato la testa al toro: il consumatore può “utilizzare sacchetti in plastica autonomamente reperiti” per comprare frutta e verdura nei supermercati, anziché acquistare quello commercializzato nel punto vendita, purché “idonei a preservare l’integrità della merce e rispondenti alla caratteristiche di legge”.

In pratica i bioshopper si possono portare da casa?: “laddove il consumatore non intenda acquistare il sacchetto ultraleggero commercializzato dall’esercizio commerciale per l’acquisto di frutta e verdura sfusa”, è giusto che “possa utilizzare sacchetti in plastica autonomamente reperiti solo se comunque idonei a preservare l’integrità della merce e rispondenti alla caratteristiche di legge. In tal caso, richiamando le considerazioni già svolte, non sembra possibile per l’esercizio commerciale vietare tale facoltà”.

Il Consiglio di Stato per arrivare al verdetto del 21 marzo e pubblicato il 29 dello stesso mese, ha utilizzato una argomentazione molto semplice, le buste biodegradabili hanno un costo proprio perché ecologiche, impossibile dunque sottrarle “alla logica del mercato. Ma se questo è vero, è vero anche che non si può vietare ai consumatori di comprare i sacchetti da qualsiasi altra parte e portarseli da casa per fare i loro acquisti. Non solo, ma il Consiglio apre anche all’utilizzo di altri materiali alternativi alla plastica, come contenitori di carta, che si possono portare da casa.

Rimane il problema dell’igiene”: chi stabilisce se la busta o i sacchetti di carta portati da casa sono idonei a contenere alimenti? Il negoziante, che secondo il Consiglio di Stato “può vietare l’utilizzo di contenitori autonomamente reperiti dal consumatore solo se non conformi alla normativa di volta in volta applicabile per ciascuna tipologia di merce, o comunque in concreto non idonei a venire in contatto con gli alimenti”.

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